|
La cenere e il fuoco Nell’ora più inquieta della sua notte Pasquale Ciao si è domandato: devo scolpire? Da lì, forse, la sua vita, fin nell’ora apparentemente più lontana e indifferente, si è fatta testimone di questa urgenza. Rifuggendo convenzioni e schemi offertigli dalla quotidianità, egli è andato alla ricerca delle sue radici contadine. Come in una sorta di grande casa del crepuscolo, ha raccolto e accolto pezzi di legno di ulivo, raramente di castagno, torbidamente essiccati, morti alla vita. Col legno riarso, raccattato tra i vuoti dei monti e delle campagne, legno su cui sono caduti scrosci di tediosa pioggia o taglienti raffiche, ha creato delle sculture. Era, in origine, legno bruciato dalle fiamme e dalla loro intima e virulenta forza distruttiva; un acre frutto del fuoco appiccato, il più delle volte, dalla mano omicida dell’uomo: l’unico essere in natura che coscientemente uccide. L’artista lo ha levigato, ne ha messo a nudo lo scheletro spolpato, l’inespresso dolore di moncherino illividito e consunto. Inerte, ostile alla forma, non-ente perché privo di vita, il legno è, però, potenzialità ricettiva cui l’artista può dare e dà soluzioni figurali. Quasi miracoloso reperto di scavo, che riassume nelle sue forme identificative l’enigma, il mistero di ogni cosa creata, il legno viene rigenerato dalla forza creatrice dello scultore, che cura amorevolmente la metamorfosi della sua dissoluta materia. Dalle prominenze e dalle affossature ne trae figure, esaltandone l’umiliata realtà, annettendo alla scultura quelle poche linee segnaletiche, quel “non finito” di natura. Le soluzioni plastiche si inverano, allora, nel cavare da quelle concrezioni o da quelle ferite naturali nuovi significati, attraverso un intaglio focoso e ribelle, ma tenerissimo, al tempo stesso. Le forme diventano personaggi che quasi fuoriescono dai recessi dell’indicibilità, invertendo il senso al loro incenerito spirito. Nel legno ritorna l’alito della vita, il mondo dei miti, quelli degli spiriti, delle apparizioni. Riaffiorano Eracle e il periclitante Icaro, un’ Idra e un’esile Tuffatrice che si flette precipitando, forse, nelle acque del Lete. Si contorcono al pianto le spalle di Eva che fugge, gravida di angoscia, dopo aver spiccato il frutto proibito dall’albero del bene e del male. Fugge dall’Eden, nel quale trionfano un conturbante Uccello del Paradiso e il più esile, insinuante e velenoso Tentatore. Dal legno sbalzano i personaggi di Carlo Levi, posseduti dall’ingranaggio spietato del potere arcaico dei linguaggi rituali, tormentati da aspre durezze, ma anche illuminati dalla sublime e inconsapevole bellezza di una realtà meta-storica. Resuscitati dall’opaca materia, oltre le epiche pagine leviane, Ciao fa rivivere il Ragazzo di Aliano, la Santarcangiolese, i favolosi Munachicchi e i loro tesori, sempre inseguendo, negli scambi simbolici che egli opera col legno combusto e le sue truculente deformazioni, il sottile ed invisibile dettato che natura e tempo vi hanno impresso. I Monachicchi rappresenta un vero codice miniato del Cristo si è fermato ad Eboli. Elfi della terra lucana, essi sono immortalati in tante piccole facce caricaturali nei cui tratti si fissano gli sberleffi della loro innocenza di bambini, morti senza battesimo. Ciao dà voce a questo mondo sotterraneo. Dà figura tragica al Banditore, un tempo incantatore di lupi, poi scavatore di fosse per i morti, necroforo ancora e, infine, scultura che esibisce suprema fierezza e terragna umiltà, come certe figure di profeti alle porte di antiche cattedrali romaniche. L’artista attraversa questi corpi plastici con lievi passaggi di pitture luminescenti temperate ad acqua. Alla luce del sole queste patine affiorano appena. Quando, però, calano le tenebre e una luce, anche fievole, riverbera, i corpi opachi si illuminano, si colorano dei colori più sgargianti, estuosi ed estenuanti: i colori della natura, forse quelli di un giardino perduto. Nell’oscurità delle tenebre, nella discesa agli inferi, nessuno può rimanere privo di luce. Le opere di Ciao rappresentano la memoria di sogni spezzati cui l’artista, con gesto di estremo amore, ridona la vita e, ancor più, la potenza di idoli, l’espressiva forza barbara di amuleti rituali. Lo scultore è come lo sciamano: evoca le ombre infere, comunica coi morti. La scultura è, per Pasquale, arcano smarrimento sciamanico, turbolenta passione che gli ha trapassato, cambiandola, l’intera esistenza. Carnime Tavarone |
|
................................................. |
|
Ha esposto per la prima volta nel 1970 e da allora ha partecipato a concorsi, rassegne, collettive di grafica, pittura, scultura, riscuotendo lusinghieri successi. Nel 1997 ha fondato, insieme ad altri sei soci, assumendo la carica di presidente., l'Associazione Artistico Cultuale "Liberavi", creando un punto di riferimento e di aggregazione per coloro che, o perché artisti o semplicemente appassionati all'arte, ne, fanno parte. Negli ultimi armi sperimenta soluzioni plastiche personalissime, avvicinandosi alla natura nel pieno rispetto e nell'amore per essa. Con lavoro da naturalista cerca, per campi e per boschi, tronchi segnati dal tempo, spaccati dal fulmine, cariati, segnati dal fuoco - tra tutti preferisce l'eterno ulivo - e li porta nel suo studio. Qui, con interventi lievissimi e sapientemente calibrati, ricava dalla forme preesistenti particolari Significazioni e la materia inerte acquista l'anima: operazione che lo spettatore percepisce e ad essa partecipa. E' ciò che l'artista chiama, con indovinato neologismo, autocreazione. Geremia Paraggio |
|
................................................. |
|
L'arte di Pasquale Ciao si propone con la doppia oggettivazione di scultura pittorica e di pittura scultorea poiché l'assemblaggio di pannelli dipinti forma, a volte, un insieme indivisibile di elementi scultorei che hanno una propria valenza e propri significati in rapporto agli ambienti in cui sono inseriti. Si tratta di una spazialità dove la scultura è anche pittura e dove la pittura, viceversa, è scultura. In questo fare arte vi è il superamento della dicotomia tradizionalista, tutta teorica e storiografica, tra scultura e pittura, che tanto filo da torcere ha dato a trattatisti e artisti del Rinascimento. Così lo spazio teorico (pittorico) e quello empirico (scultoreo) sono in sintonia tra loro, nonché complementari e inscindibili: L'uno è concepito in funzione dell'altro. Sono rintracciabili nella pittura di Ciao echi e, ricordi dadaisti, soprattutto del tedesco Kart Schwitters, evidenti nella ricerca di una rigorosa e severa delle opere, per dare ad essa una chiara impostazione plastico-geometrica definita e solida. Né mancano echi che appartengono al campo della scenografia e della grafica, che pure sono ambiti ed interessi curati da questo artista. Basti scorrere per qualche attimo alcuni disegni e schizzi, soprattutto quelli rappresentanti studi di cavalli, per renderci conto del rigore, e della chiarezza del segno che diventa disegno, cioè diventa interpretazione della realtà, arte.. Sono cavalli che rievocano la maestà e la potenza di quelli, metafisici, di De Chirico o gli studi fatti da Leonardo e Michelangelo per le battaglie di Anghiari e Cascina. Ancora una volta il disegno, quello vero, impostato e costruito attraverso un sapiente e imprescindibile capacità tecnico espressiva è il cemento unificante, la base ineliminabile, per la corretta pratica scultorea e per quella pittorica: Pasquale Ciao è scultore e pittore. Importanti sono alcuni soggetti dipinti da Ciao i cui volti, atteggiamenti, pose, ecc., ci ricordano tanto da vicino la cultura contadina, il dolore, la dignità estrema d'un tacito grido di chi mostra agli altri (a noi) le lacrime che bagnano faticosamente le aride zolle della riarsa terra del Meridione. I nudi femminili sono enigmatici e inquietanti, pesanti e laceranti, perché graffiano il perbenismo e la stessa concezione della donna vergine ¬madre-Sposa che, per certi versi, ancora resiste nel meridione. E il ricordo va alla poesia di Scotellaro, alla prosa asciutta e penetrante e ai dipinti di Carlo Levi, ai personaggi umili della Sicilia, alle figure simboliche e al colorismo di Guttuso. La tavolozza di Pasquale Ciao ha una propria intima vitalità: veicola empaticamente : sensazioni ed emozioni che appartengono al nostro presente, ma possiamo anche, leggervi aspetti e momenti del nostro passato, della nostra storia. Nelle opere di questo artista finalmente ritroviamo una dimensione umana che ci allontana, sia pure nello spazio di tempo concessoci dal godimento delle sue pitture e sculture, dalla schizofrenia alienante della vita cittadina, ma senza farci dimenticare che viviamo in un mondo lacerato, dove a fatica l'uomo ricerca la propria identità. Gerardo Pecci |
|
................................................. |
|
Pasquale Ciao, pittore, scultore, grafico, fotografo, insegnante o… semplicemente artista. Definizione appropriata in quanto capace di trasmettere, con le sue creazioni e la sua ricerca interiore, intense emozioni. L’arte, non è mai stata intesa come ornamento, bensì come esigenza, scopo della vita, mezzo per esprimere la complessità dell’uomo. Tra le varie tecniche di espressione predilige la scultura in quanto riesce a dar vita e tridimensionalità ai suoi pensieri. Il suo obiettivo è rendere visibile, tangibile, quello che è difficile da esprimere. I materiali impiegati gli sono stati suggeriti, sussurrati dalla stessa materia intrisa di messaggio. Nell’ulivo ha trovato una corrispondenza umana. Un albero ricco di emozioni, paure, angosce, sacrifici, impegno, odore e mille sfaccettature pronte a meravigliarci. L’ulivo, un albero secolare, ricco di nodi dai mille colori, di buchi, testimonianza di una tragedia evitata e superata, di dermatoglifi che lo rendono diverso uno dall’altro, con una propria anima dalle varie sfumature. Ciao tutto questo lo ha saputo leggere e mettere in risalto con l’uso di colori luminescenti e con un intervento rispettoso della natura, stabilendo un filo diretto tra l’anima dell’albero e la sua. Anna Giammarino |
|
................................................. |
|
La composizione presenta perfezione nella tecnica e delicatezza nella gamma cromatica.L’emozione trasmessa ne fa partecipe la fruizione accrescendo il valido talento dell’artista. 1°Trofeo internazionale d’arte Trofeo Eiffel Parigi – 2008
Anna Francesca |
|
................................................. |